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Recensione Armenia 2011 (+ Tblisi + Nagorno Karabakh)
Mi auguro che in questo NG d'ora in avanti ci sia “meno trollaggio e
più viaggio” (nuovo slogan) al fine di riportare in all’ovile viaggiatori smarriti che, forse stanchi di litigi, abbiamo perso per strada. Perciò, anche se non impazzivo certo dalla voglia di scriverla, ecco una non troppo breve recensione di un breve viaggio in Armenia, con puntatina a Tbilisi e anche nel Nagorno Karabakh, dal 9 al 17 aprile 2011. Contrariamente alle mie recenti abitudini non ho viaggiato solo, ma con un caro amico, con cui mi sono trovato magnificamente, anche se l’avere compagnia ovviamente non mi ha permesso di entrare in contatto con la gente del posto quanto desideravo. Il viaggio è stato intenso, per non dire al massacro, particolarmente godibile. L’itinerario ipotizzato alla partenza è stato stravolto praticamente ogni giorno, e questa improvvisazione mi ha entusiasmato. Da tempo desideravo un viaggio nel Caucaso. In particolare mi attirava la Georgia, spesso lodata anche in questo NG, ma in aprile non avrei potuto raggiungere alcune mete di mio interesse. Inoltre, il mio amico era più interessato all’Armenia. Per andare in Armenia la soluzione più economica è volare in Georgia con la Pegasus Airlines, e da qui spostarsi con il minibus, e così abbiamo fatto. Biglietto aereo preso un mesetto prima di partire, € 240 ciascuno, mi sembra, vado a memoria. La Air Baltic ha buoni prezzi, vola sia su Jerevan sia su Tbilisi, ma entrambi i voli sono stagionali, e non erano ancora attivi nelle date che ci interessavano. I voli della Pegasus sono stati puntuali. Dato le 5 ore a disposizione a Istanbul, dove abbiamo fatto scalo, ci siamo anche permessi di andare a cenare (all’andata) e a far colazione (al ritorno) nel quartiere di Kadikoy, raggiungibile con un bus economico. Siamo arrivati all’aeroporto di Tblisi di notte, e abbiamo dormito in aeroporto fino alle 6, orario del primo treno che collega l’aeroporto al centro. La stazione, di fronte all’aeroporto, è nuova. Tutt’altro invece il treno, un avanzo dei tempi più tetri dell’Unione sovietica, che ci ha messo 45 minuti per fare circa 15 km. La stazione di Tbilisi è ancora più inquietante, scendendo dal treno sembra di essere in zona di guerra . Al piano superiore invece, anche qui è tutto nuovo. Secondo la Lonely Planet da un piazzale vicino partirebbe un minibus per Jerevan alle 8, ma non ce n’è traccia. Allora in taxi fino ad una stazione fuori dal centro, dove riusciamo a prenderne un altro, che ci lascerà appena dopo il confine armeno, ad Alaverdi. Il minibus è diretto a Jerevan, e il costo è uguale anche se ci si ferma prima, e costa 15 gel, vale a dire una dozzina di euro a persona. Il visto è più economico del previsto, poco più di 5 euro. Si può pagare solo con valuta armena, ma c’è una banca a disposizione. Uno dei motivi per cui ci siamo permessi l’A/R su Tbilisi anziché su Jerevan è che ci sono dei monasteri nei pressi della gola del Debed, pressappoco ad ugual distanza da entrambe la capitali. Abbiamo dormito ad Haghpat in casa privata (accogliente – inoltre la signora Flora è davvero un tesoro), proprio accanto al monastero e con vista vallata. Volevamo raggiungere Sanahin a piedi, ma c’era una pioggia terrificante, per cui abbiamo optato per taxi + funivia per minatori (spaventosa hihihi) + qualche chilometro a piedi sotto un’acqua sempre più atroce, che ci ha sfiancato. Il monastero è molto bello, ma arrivarci è stata proprio una sofferenza. Per fortuna per il ritorno abbiamo evitato parte della strada grazie ad un locale che ci ha dato un passaggio. Tornati stremati ci siamo concessi un’ora di pisolino; al nostro risveglio ci accorgiamo che la neve ha sostituito la pioggia. Fiocchi immensi avevano già imbiancato l’intera vallata. Visitiamo pertanto il monastero di Haghpat sotto la neve, una bella esperienza. La sera siamo cotti, cottissimi, e dopo un’ottima cena casalinga dormiamo beatamente. Il programma originale prevedeva di andare a Jerevan e visitare da lì il centro dell’Armenia con gite di giornata, ma l’idea di soggiornare in posti sperduti ci piace di più. Per cui progettiamo di scendere fino a Yeghegnazdor per visitare il monastero di Novarank da lì. L’idea è di arrivarci per una strada alternativa con una combinazione di autobus, taxi e minibus, passando da Sevan e dal passo di Selim. Ma cambieremo. Partiamo da Haghpat con una mashrutka, ad Alaverdi prendiamo uno scassatissimo e lentissimo autobus per Vanazdor. Il primo mezzo pubblico per Sevan è tardi, perciò andiamo fino a lì con un taxi, anche per vedere un monastero dal nome impronunciabile lungo la strada; l’autista però dopo essere partiti ci dice (ma non so quanto sia vero) che il monastero non è visitabile per restauro, ci porta in un altro monastero (tanto per evitare che noi potessimo chiedergli uno sconticino sul prezzo pattuito), e quindi arrivamo a Sevan. Visitiamo il monastero e i dintorni; c’è il sole (ci accompagnerà per tutta la vacanza, dopo l’allarmante pioggia del primo giorno) e il panorama sul lago Sevan merita. Per la chiusura del passo di Selim per neve siamo costretti ad arrivare a Yeghegnazdor via Jerevan. Da Sevan a Jerevan abbiamo utilizzato l’ennesimo minibus, mentre da Jerevan a Yeghegnazdor ci ha dato un passaggio per pochi soldi un tassista fuori servizio che tornava a casa con la sorella e la moglie. Già sulla strada abbiamo visto il monte Ararat, che pur completamente coperto da nuvole ci ha impressionato per l’estensione delle sue pendici. Giunti già di sera a Yeghegnadzor, triste paese in una zona molto bella, trovare il B&B indicato sulla Lonely Planet è un impresa titanica. Alla fine il “B&B Antione” (pronunciato “Anzion” dai locali, consigliatissimo: è una bella casa rosa, dispone anche di stanze con bagno privato e il trattamento è eccellente), lo troviamo suonando a caso i campanelli delle abitazioni circostanti. Il mattino seguente con un taxi privato chiamato dalla gentile sig.ra Armenie del B&B visitiamo il monastero di Novarank. E’ a mio giudizio il più interessante di tutti quelli che ho visitato, per il panorama insolito e affascinante. Anche perché in Armenia è la fine dell’inverno, viaggiando verso sud il panorama è sempre più brullo e pertanto risente meno del fatto che le piante siano ancora senza foglie Proprio per il panorama la sera precedente avevamo cambiatodi nuovo itinerario, decidendo di spingerci fino a Goris per visitare il monastero di Tatev. Da questo paesino i mezzi verso sud arrivano già pieni da Jerevan, ma la signora Armenie, oltre ad averci trattato come principi, parla con una coppia di russi interessata allo stesso percorso, li fa attendere il nostro ritorno da Novarank, e così la spesa del taxi è divisa per 4. Lungo il tragitto ci fermiamo a visitare anche l’equivalente armeno di Stonehenge, oggettivamente però non un granché. All’arrivo a Goris pensavamo di stare fermi una notte (B&B Lyova&sons, carino ma con gestore furbetto) e di tornare a Jerevan il giorno seguente (il progetto iniziale era di tornare a Tbilisi con il treno notturno del giovedì), ma ci informiamo per il Nagorno Karabakh, scoprendo che è possibile visitare le località che contano (limitatamente a quelle accessibili in sicurezza) con una gita di giornata. La coppia di russi, contagiata, deciderà di aggregarsi a noi. Passiamo il pomeriggio con i russi, andando con loro almonastero di Tatev e dintorni. Non indicata nella Lonely Planet perché nuova di zecca, usiamo anche una funivia a dir poco spettacolare: lunghissima, attraversa un’intera vallata (quindi nessun pilone in mezzo, per intenderci). Il monastero di Tatev è a dir poco suggestivo, e il panorama è magnifico. Anche i dintorni di Goris sono graziosi, anche se la città in sé, decantata dalla guida australiana, è così così. In effetti la LP stavolta mi ha parzialmente deluso, per indicazioni mancanti sui trasporti e per alcuni giudizi assurdi (per esempio a Jerevan dà per piacevole una passeggiata su un ponte trafficatissimo). Il giorno dopo è la volta del Nagorno Karabakh. La visita con gita di giornata è più semplice del previsto dal punto di vista burocratico; anzi, le procedure di recente sono state semplificate: per il visto non servono più le foto e il costo è stato ridotto a poco più di 5 euro. All’ingresso nella nazione (nazione si fa per dire, visto che non è riconosciuta da nessuno) segnano il nostro nome su un registro cartaceo, quindi alla capitale si va presso un ministero e in pochi minuti si ottiene il colorato visto sul passaporto, del quale mi sento orgoglioso. Io e il mio amico cominciamo a chiamare il posto Latveria, chi da ragazzo leggeva i Fantastici Quattro saprà sicuramente a cosa ci riferiamo! Da vedere però non c’è granché di interessante: la cittadina di Shushi, che non meriterebbe nemmeno una visita veloce, e il bel monastero di Gandzasar. La visita di Agdam è proibita e pericolosa, quindi la saltiamo. Un giro di questo tipo dura 10 ore circa, quasi tutte passate in auto su tornanti un po’ folli. E, sinceramente, ho preferito come paesaggi quelli armeni. Mi manca però l’estremo nord del paese, tornando indietro farei un giretto anche lì, dove le montagne sono più alte. Al ritorno a Goris 5 minuti di pausa e quindi ritorno a Yeghegnadzor, dove la Sig.ra Armenie ci ospita con tutti gli onori. Avremmo potuto partire il giorno seguente con una mashrutksa, ma Il tempo a nostra disposizione stava finendo, e abbiamo preferito fare il sacrificio economico dei taxi per risparmiare tempo. Già il giorno precedente avevamo deciso di non prendere il treno notturno di giovedì da Jerevan, rimandando il ritorno in Georgia al sabato con minibus (il treno c’è un giorno sì e uno no, non abbiamo alternativa), con piccolo dispiacere per il mio compagno di viaggio, patito dei treni. Da Yeghegnadzor partiamo presto per Jerevan, sempre in taxi , anche per poter visitare il monastero di Khor Virap, sulla strada. Il cielo è di un azzurro da cartolina, vediamo l’Ararat in tutto il suo splendore, nonostante sia aprile. La vista è spettacolare. Jerevan invece è una brutta città, ma già lo sapevamo. Lasciamo gli zaini all’Envoy Hostel (ottimo, ma con prezzi europei). Nello stesso pomeriggio visitiamo il tempio di Garni e il monastero di Geghard, che in teoria è il più bello ma mi affascina meno di tanti altri (forse perché si assomigliano tutti, e alla fine ci si stanca, anche se ognuno ha la sua particolarità). Al ritorno visita al museo del genocidio armeno, che è piccolo, ma colpisce duramente al cuore. Passeggiare per Jerevan invece non dà grandi soddisfazioni, nonostante qualche caffè interessante. Che la cosa migliore siano i bar dà idea però della tristezza della città, sovietica che più sovietica non si può. Venerdì, ultimo giorno in Armenia, passiamo la mattinata a Echmiadzin, l’equivalente armeno del Vaticano, dove veniamo “abbordati” da una ragazza guida, che parla solo armeno e spagnolo, ma la prendiamo lo stesso (eh, aveva un bel sorriso). Visitiamo anche un museo. Ad onor del vero la visita non mi entusiasma, anche perché non credo molto a cose come la punta della lancia che ha trafitto Cristo o ad un pezzo dell’arca di Noè. Ma è piacevole avere a disposizione almeno una volta in tutto il viaggio una guida a cui fare domande, anche scomode, sulla popolazione armena. Al ritorno prendiamo appuntamento per una visita al più prestigioso produttore nazionale di brandy, l’Ararat, visitiamo un museo d’arte, che espone forse l’unica brutta opera che Donatello abbia mai realizzato, e la biblioteca, che espone libri antichissimi. Alle 16 in punto siamo puntuali alla visita guidata con degustazione di cognac. Io mi appassiono e compro anche qualche bottiglia, le imbarcherò con ogni precauzione possibile. Sabato mattina alle 8 minibus per Tbilisi, dove arriviamo alle 13. Chissà per quale motivo spostandoci a est si guadagna un’ora anziché perderla. Tbilisi è carina, lasciamo gli zaini ad un bagno storico, dove ci rilasseremo prima di cena, e facciamo un giretto limitandoci al centro storico. Ovviamente proviamo anche il tipico kachapuri, una sorta di focaccia di Recco alla georgiana. Alle 23 arriviamo in aeroporto, dove abbiamo dormito per la seconda volta e preso il volo poco prima delle 5 del mattino. Scalo a Istanbul e arrivo a Orio, dove i bagagli arrivano a 40 minuti dall’atterraggio, tempi di attesa peggiori di quelli del caucaso, ma se non altro il brandy è salvo. |
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Re: Recensione Armenia 2011 (+ Tblisi + Nagorno Karabakh)
On 18 Apr, 17:15, Ale78 <alez...@yahoo.it> wrote
> Mi auguro che in questo NG d'ora in avanti ci sia “meno trollaggio e > più viaggio” (nuovo slogan) al fine di riportare in all’ovile > viaggiatori smarriti che, forse stanchi di litigi, abbiamo perso per > strada.... nobile intento ma dubito che possa sortire i desideri da te auspicati. Ad ogni buon conto grazie per la RECE sicuramente molto interessante, sia per ciò che hai scritto dell'Armenia, poco battuta ma di cui ho già sentito qualcosa in giro, che dello sconosciuto Nagorno Karabakh, di cui invece non si parla quasi mai. Un viaggio interessante anche come programma un pò 'alla giornata', che è il modo di viaggiare che metto in atto non appena mi è possibile farlo. ciao :-) G. |
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Re: Recensione Armenia 2011 (+ Tblisi + Nagorno Karabakh)
Ale78 ha scritto :
> Mi auguro che....... Interessante recensione su un paese poco battuto, quindi doppiamente interessante :-) Una domanda, visto che a me piacciono molto i vecchi tappeti caucasici : hai avuto modo di vedere se ci sono negozi che vendono questi tipi di tappeti ? Ne avevo trovati diversi in Turchia, anche se lì ne sarebbe vietata l'importazione........ Ciao e grazie per la rece. Dimenticavo lo slogan : " meno trollaggio e più viaggio " :-))))) -- federicoP ------------------------------- per scrivermi elimina la china |
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Re: Recensione Armenia 2011 (+ Tblisi + Nagorno Karabakh)
On 18 Apr, 20:06, Giumak <beppequa...@gmail.com> wrote:
> On 18 Apr, 17:15, Ale78 <alez...@yahoo.it> wrote > > > Mi auguro che in questo NG d'ora in avanti ci sia “meno trollaggio e > > più viaggio” (nuovo slogan) al fine di riportare in all’ovile > > viaggiatori smarriti che, forse stanchi di litigi, abbiamo perso per > > strada.... > > nobile intento ma dubito che possa sortire i desideri da te > auspicati. Peccato. Chissà però che un miglioramento qualitativo di quanto viene postato non stimoli la partecipazione. > Ad ogni buon conto grazie per la RECE sicuramente molto interessante, > sia per ciò che hai scritto dell'Armenia, poco battuta ma di cui ho > già sentito qualcosa in giro, che dello sconosciuto Nagorno Karabakh, > di cui invece non si parla quasi mai. Un viaggio interessante anche > come programma un pò 'alla giornata', che è il modo di viaggiare che > metto in atto non appena mi è possibile farlo. > > ciao :-) > > G. Grazie ![]() Stavolta è stata improvvisazione pura. La bozza di itinerario, poi stravolta, l'avevamo messa insieme il mercoledì sera e partivamo di sabato ![]() On 19 Apr, 05:52, federicoP <fedefranch...@federicop.eu> wrote: > Una domanda, visto che a me piacciono molto i vecchi tappeti caucasici > : > hai avuto modo di vedere se ci sono negozi che vendono questi tipi di > tappeti ? > Non ci ho fatto caso, a dire il vero. I paesi sono piccoli e un po' tristi, e non offrono molto. Nei B&B però i tappeti erano ovunque, da qualche parte arriveranno ![]() A Jerevan invece con ogni probabilità puoi trovare qualsiasi cosa. Sembra una città europea, e ha negozi di ogni tipo. |
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Re: Recensione Armenia 2011 (+ Tblisi + Nagorno Karabakh)
Ciao Ale, per chi come me ha gia' in mano il biglietto per andare a
Tblisi con l'idea di visitare Azerbaijan e Armenia, queste informazioni sono davvero utili, prendero' spunto sicuramente per il mio viaggio. Se ho capito bene si puo' fare il visto Armeno al confine vero? Mi potresti scrivere i dettagli di come avete fatto il visto? Dove siete scesi prima del confine Armeno, quante foto ci vogliono...etc..etc..e poi dopo il confine che mezzo avete preso...grazie mille! oaiC oaiC Lorenzo |
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Re: Recensione Armenia 2011 (+ Tblisi + Nagorno Karabakh)
On 25 Apr, 15:05, Viajero <lorenzo.ces...@gmail.com> wrote:
> Ciao Ale, per chi come me ha gia' in mano il biglietto per andare a > Tblisi con l'idea di visitare Azerbaijan > e Armenia, queste informazioni sono davvero utili, prendero' spunto > sicuramente per il mio viaggio. > Se ho capito bene si puo' fare il visto Armeno al confine vero? Mi > potresti scrivere i dettagli di come > avete fatto il visto? Dove siete scesi prima del confine Armeno, > quante foto ci vogliono...etc..etc..e poi > dopo il confine che mezzo avete preso...grazie mille! > oaiC oaiC > Lorenzo Provo a fare un riepilogo dei visti relativi ai paesi caucasici. Per la Georgia il visto non serve, ma questo probabilmente lo saprai già; la procedura è: un timbro in entrata, uno in uscita, tutto qui. Per l'Azerbaijan: io non ci sono stato per cui non ho buone nuove; ho letto che contrariamente a qualche anno fa ora non si può più fare nemmeno all'arrivo all'aeroporto. Per il Nagorno Karabakh credo di aver detto tutto, se non che con il visto sul passaporto non puoi più andare in Azerbaijan per cui se sei intenzionato fai prima l'Azerbaijan. Per l'Armenia: il visto è semplicissimo, almeno arrivando in minibus in orario diurno (potrebbero esserci più problemi con il treno notturno). Si lascia il confine georgiano, si va a piedi per la terra di nessuno, si arriva ad un ufficio, dove, dall'esterno, ti passano i moduli da compilare (poca cosa). Non servono foto. Si può pagare solo con valuta armena, ma al confine c'è una banca per cambiare la valuta e si può andare mentre preparano le pratiche. Il minibus che collega la georgia all'armenia non fa problemi ad aspettare, per cui non si deve cambiare mezzo al confine solo perchè si deve fare il visto. |
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#7
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Re: Recensione Armenia 2011 (+ Tblisi + Nagorno Karabakh)
Grazie Ale, sei molto gentile, il mio problema era capire se il
minibus che collega Georgia - Armenia ti aspettava o si doveva prendere un'altro minibus, ora è tutto chiaro, mi pare non ci siano problemi pe il visto Armeno, invece io il visto dell'Azerbaijan lo farò a Tblisi, sperando che non ci mettano troppi giorni. oaiC oaiC Lorenzo |
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